diario di chi aspira a vivere

Le prove a cui sopravviviamo ci rendono più forti (F. Nietzsche)


Ready?

Ebbene sì, ci sto lavorando.

Sto lavorando al prossimo concept, e anche se un'amica mi dice che ci sono persone che l'attendono, personalmente ritengo che l'unico ad attenderlo veramente sia io.

Ci sta. Non sono uno scrittore di fama e presumibilmente non lo sarò mai. Ma tant'è, ognuno ha le sue e non ho mai nascosto che questa sia la mia condanna.

Un concept. Che sia anche storia, ben definita.

Ho un'idea, Viola la sa già. Anche perché è un po' sua, e lei sa il perché.

Però, quest'idea nasce da un qualcosa che sentivo frullarmi già in mente da un po'.
Dal dislivello che s'apre fra prima e dopo. Dal conflitto che c'è in ogni storia. Da quella battaglia che in ogni narrazione si sviluppa, a prescindere da chi recita in quella scena.

Il prima e il dopo, dicevamo. Che, nel mio caso, è un prima "adolescente" e un dopo "adulto".

E' la riscoperta del sè nei tempi diversi dell'età. Con quella ricerca che è sullo sfondo, tacita, in ogni attimo che scorre, della vita che è già passata.

Di gesti ormai lasciati indietro. Di persone che pian piano sono cambiate. Del proprio io che è cambiato.

Un conflitto che non può che avere un esito. L'accettarsi.

Ci sto lavorando. Vorrei fosse la storia che ho voluto scrivere. Vorrei non abbandonarla come è capitato ad Oscar, e i vecchi lettori del Diario sanno a cosa mi riferisco, anche se un po' da quel materiale attingerò.

Un concept nuovo, una storia. Partirà, presto. Per me, in particolare, per voi, se vorrete.

Etichette: , ,

Una finestra sull'immaginazione

Quando qualcosa finisce, si ha sempre paura di ripartire. Un po' perché ci si crogiola sul fatto che quel qualcosa possa essere riuscito. Un po' perché il domani è ignoto e l'oggi tutto sommato piace.

Io sto qui, e guardo fuori. Guardo un po' cosa offre ora, la mia immaginazione. Ci sono tante, tante storie intorno a me, l'ho sempre pensato. Ora, dopo Life in Technicolor e le sue 100 parti, è ora di focalizzarne una e cominciare a raccontarla.

Da dove partire? Beh, in realtà non lo so.

Un po' perché ho l'imbarazzo della scelta. Un po' perché tutto merita d'esser raccontato. Tutto, proprio tutto, nessuna esclusione. E quindi, in fondo, non so da dove partire.

Guardandomi intorno, c'è una cosa che mi colpisce. Che le storie non devono per forza cominciare con qualche episodio palesemente grandioso, no. Basta che si rompa un equilibrio, un qualcosa che crei un'instabilità, che si crei la necessità che i fatti si mettano in moto.

Che qualche personaggio esca allo scoperto, e muova i fili degli eventi.

In questi giorni, ho riflettuto. E ho cominciato intanto a pensare a quel personaggio. A cosa farà, dove lo farò muovere. Perché, e soprattutto per chi.

Quel chi mi ha attratto. Perché inevitabilmente sarà determinante nella riuscita del prossimo concept. Che sarà costruito un po' come Life in Technicolor, un po' no.

Questo è quello che ho visto, guardando dalla mia piccola finestra sull'immaginazione. Alla ricerca di una storia che possa essere semplice, come piace a me. Bella, come piace a me. Un po' triste anche, se volete e mi permettete.

Etichette: , , , ,

Titoli di coda - Life in Technicolor part 100

Tutto cominciò così. Un giugno fa. Ascoltavo i Coldplay, ovviamente. Precisamente, ascoltavo Lovers in Japan. E cominciai a scrivere, come faccio di solito, di getto, non badando agli errori. Solo con l'idea fissa di quello che mi passava nella mente.

Da allora, credo d'averli riascoltati 2 volte, i Coldplay. Perché ricordano un sacco di cose, certo. Ma anche perché era rimasto con me quel ritmo, un po' da storia cinematografica, documento verità, rock senza fronzoli ma molto, molto melodico.

Avevo scelto, senza saperlo, di isolare una porzione della mia vita. Dall'inizio dell'estate alla fine dell'autunno. In uno degli anni che è trascorso più veloce, il 2009. Una specie di film che vai a vedere le sere che non hai nulla da fare e che, per assurdo, diventano le pellicole che ricordi tutta la vita.

Quante cose sono capitate. Tante, troppe. Ho conosciuto Frida e Fantasia. Ho scritto il 300esimo post del Diario. E ancora: sono andato e tornato da una Puglia affascinante e desolata dalla propria incuria, per delle ferie al sapore di ricordo. Ho vissuto la quotidianità, quella del venerdì e della domenica. Ho fondato il giorno metafora. Ho rincontrato Clarissa. Ho ricordato. Forse sono diventato famoso.E ho percorso strade. E tanto, tanto altro, che non sono riuscito a scrivere, a descrivere con le parole ma che è rimasto in me. In particolare, qualcosa che non sono riuscito a scrivere per quanto fosse doloroso e importante ma che, di riflesso, ha avvolto tutto il resto.

A dimostrazione che la vita è veramente una storia che non si sa mai che verso prende. Ci sono fatti che non capiamo, perché fanno star male. Altri, che apprezziamo perché ci sollevano.

In questi mesi, le uniche cose che sono state veramente sollievo sono state un nuovo mondo, anche se già conosciuto in altra forma, e questa storia. La mia storia, che potrà non piacere per come è stata scritta ma che, nel mio intimo, ho provato a mettere a nudo. Descrivendola, guardando, come consiglia Cerami in un suo manuale di scrittura, il tutto da fuori. Fuori da ciò che mi capitava, provando a osservare i fatti come se fossi uno spettatore. E fossi, contemporaneamente, il protagonista.

N'è uscita questa: una serie di 100 post, apparentemente senza continuità a parte il titolo. In realtà, una serie di 100 fotografie, 100 giorni di quest'anno meraviglioso per intensità. In cui ho imparato tanto, tantissimo. Vissuto sentendo che giorno dopo giorno apprendevo qualcosa. Nelle mie stronzate. Ma anche in ciò che ho azzeccato, e di cui non ho mai scritto.

Tutto questo è stato fatto per me, oltre che per voi. Voi, che avete letto, alcuni hanno apprezzato, altri meno. Ma che avete speso qualche minuto per sentirmi dire la mia. Su ciò che è la realtà delle cose. Su come dovrebbero essere, come vorrei che fossero.

Life in Technicolor finisce qui. Raggiunge il suo apice e si chiude.
E' stato un viaggio intanto per riscoprire me. Ne è uscito questo, e in fondo non è andata poi tanto male. Spero che qualcuno, con me, abbia potuto riscoprirsi.

Il Diario però non finisce. Quello no. Ripartirà, nel bene e nel male. Questa è però, come mi piace citare, un'altra storia.

Questo film, ora, vedrà i suoi titoli di coda.
Fatemi solo un favore: mentre uscite, alla gente in coda per entrare, dite che v'è piaciuto.

Etichette: , , , ,

Tempo? - Life in Technicolor part 99

"Tempo al tempo". Sembra chiederselo ogni persona che, guardando fuori dalla finestra, capisce che i giorni scorrono a prescindere.

Lo faccio spesso. Invoco spazio. Parlo a tanti, in realtà a uno. Il tempo, gli altri. lei, chi per lei. Perché in fondo, chi è "lei"? Eppure, le parlerei, oggi. Quasi urlando.

Le chiederei attimi in più, spiccioli. Sarebbe quasi un ordine. Perentorio.

Dammi ancora tempo! Tempo di sognare il futuro, prima che arrivi. Tempo per prepararmi, come se fossi una donna e debbano passarmi a prendere. Fammi aspettare, ancora.


Ho criticato l'attesa, lo so. Tante volte. E' che quando arriva il tempo di tirare le somme, non si ha il coraggio di finire. Di tirare la riga sotto i numeri, se la vita fosse un'addizione.

Provo a mettere il "repeat". Ascolto la canzone del momento tante volte, voglio che si fermi qui. Voglio ripetere il ritmo all'infinito. Prenditela comoda, domani, lasciami qui a sperare in qualcosa di meglio. Lasciami guardare il film che è passato fino ad oggi, voglio rigustarmelo. Capire dove ho sbagliato. Voglio capire dove ho scelto male. Voglio ritrovare le scelte giuste.

Tempo al tempo.
Lo so, non vale ribellarsi. Oggi non vale. E non varrà domani, certo. Ma fammi sperare, cazzo, almeno uno spazio, solo uno. Fammi credere che il domani non sarà così.

La chiamano illusione, io da sempre la chiamo speranza.

Rallenta i momenti, fammi guardare scorrere i frammenti di questa pellicola. Guardali con me. Il tempo, in fondo, non ha che un'unica grande linea. In lui, ho ritrovato spunti per gustarmi tutto questo. Anche il dolore, anche il rimpianto. Rimpianto, ecco la parola che mancava.

Rimpianto di non aver capito. Che il tempo scorre, che per arginarlo non basta morire. Scorrerà comunque, l'unica cosa che si può fare è continuare a guardarlo.

Scorrerà. E invocarne altro non serve a granché. Devo solo imparare a viverlo.

Etichette: , , , , , , ,

Pensieri a metà - Life in Technicolor part 98

Mi piace la quotidianità, anche se vissuta in periodi di malessere diviene uno stiliccidio. Limitandomi al momento, all'attimo presente, direi che essa, oggi, è fatta solo di automatismi e di pensieri lasciati a metà.

Ne sta giovando solo il mio tabacchino. Perché anche io, di tutte queste immagini strappate in due, sono un po' stufo. Non per niente scatta ogni 3x2 un momento partenza. Rigorosamente con sigaretta al seguito.

Cos'è, esattamente, un pensiero a metà?

E' un qualcosa che ti viene e che o scordi o che lasci volutamente indietro, per permetterti di vivere serenamente. Il problema è che, quando hai lasciato dietro l'ennesimo pezzo di neurone a forma di riflesso, se ne ripresenta un altro e un altro e un altro e.

Fino a che, con tutte le immagini a metà, non ti trovi con la mente piena e l'accumulo dell'indecisione. O dell'amara contestazione che la tua solitudine è per metà immotivata, per metà esplicitata. Una solitudine che non smette di lasciarti.

Perché solo chi si sente solo, ne sono convinto, riesce a formulare quest'antipatica forma di eculubrazione.

Mi sforzo quindi di prendere il mio oggi e di rileggerlo con l'occhio di chi vuole vivere tutto insieme almeno un pensiero.

Mi specchio in me. E anche questa volta, in fondo, non mi sento di concludere ciò che ho cominciato.

Questo pensiero lo lascio a metà, sperando che domani trovi la forza, o la voglia, di concluderlo.

Etichette: , , , , ,

Scendere - Life in Technicolor part 97

Dire "grazie" pesa. Anche se è più facile che dire "ti amo".

Però pesa, di più che dire "mi stai sul cazzo", "vaffanculo" o "quello è uno stronzo". Parole che si sentono dire in giro più che "scusa". Il mondo non perdona, dicono.

La gente ha per grazia ricevuta. Per un Lodo promulgato con una massa di burattini, o più normalmente per le scale gerarchiche che ti pongono sempre sotto qualcuno e sopra qualcun'altro.

Poi c'è un fatto. Che qualcuno rompe la catena e si chiama fuori. Dice "fatemi scendere", e si ritrova a guardare gli altri roteare. E mentre il resto gira, e gira, e gira, lui sta fuori a guardarsi lo spettacolo. Respira, respira. E si sente meglio.

Provo anche io. Provo a mettermi per un attimo fuori, mi chiamo fuori. Dagli amici che tradirebbero per un partito in cui credono ciecamente, che per una ragazza dimenticano che tu ci sei stato sempre. Accetto di stare fuori dai giochi, guardo e vedo solo confusione. Guardo e non faccio altro che avere domande.

Non lo ricordate il piacere d'amare? Quel sapore di soddisfazione che c'è quando si ringrazia? Come fate? Come? Il mondo non perdona, dicono. La gente ha per grazia ricevuta. Ora parlo a te, direttamente. Prova, come ho fatto io. Per molto meno hai sentito amarezza, avresti voluto buttare giù quel senso di malessere che c'è nel grande giro.

C'è chi l'ha dipinta come una giostra, chi come una trottola che ti frulla, chi dice che la Vita faccia cacare per colpa di questo difetto generale nel non sapere che ci sono anche gli altri.

Prova a scendere anche tu, a farti qualche domanda.

Ne vale la pena? E' una domanda legittima. Sono io, o sono gli altri? Anche questa lo è. E' un problema d'autostima? Questa forse un po' meno.

Come quando ami una, o uno, e non sei corrisposto/a. O sei corrisposto/a in tutto tranne in ciò che vuoi.

Ora ti dico la mia: no, non puoi essere tu. Sei già sceso, sei già scesa. Sono gli altri che stanno su, sono loro il problema. Che continuano a dire cose leggere, lasciando cadere quello che pesa.

Io sono sceso, e se hai provato anche tu, allora non puoi darmi torto. Quelle parole che pesano.

Un "grazie", come un impossibile "ti amo". Hanno lasciato cadere tutto, e presto o tardi si fermeranno, perché non avranno più nulla. Capiterà senza che se ne rendano conto: in tutto quel gran casino, insieme a tutte le cose di valore che hanno perso, ci sei anche tu.

Etichette: , , , , ,

Vita d'un giorno qualsiasi - Life in Technicolor part 96

Una mattina ti svegli e pensi che sia il giorno per cambiare.

Ripensi a quello che ti è capitato ieri, e pensi a ciò che t'aspetta domani. Una musica, una canzone, ti frulla in testa. Sempre la stessa.

Sì, ti dici, è ora di cambiare.

C'è qualcosa che non va, ed è ora di dire basta. Ti alzi, ti vesti, ti lavi, vai a lavorare, aiutato da quella canzone che ti accompagna da quando hai aperto gli occhi.

Perché riprende il ritmo della tua adolescenza. Ti ci ritrovi dentro perché sembra che, mentre lavori, parli, pensi, tu stia ancora vivendo quegli anni. E cambiare, ti sembra più facile. Cambiare il ritmo della tua vita, troppo diverso da come sei davvero, da come vorresti essere. Togli i freni inibitori e ti dici: ora basta.

T'aiuti con quella canzone, mentre pranzi e senti di più il sapore del cibo. Il giorno scorre, con te e i tuoi pensieri e il ritmo della tua adolescenza, e la tua voglia di cambiare quello che non va. E ciò che non era sopportabile, prima, mentre ascolti per la millesima volta quella canzone che ha scelto per te la fase REM e che ti ha lasciato in eredità dei sogni.

Mentre i fatti della vita scorrono, senti che sei cambiato. Che è già cominciato. Che quello che non andava sta veramente andando 'affanculo. Che non serve l'aiuto degli altri, ora sei solo e questo basta.

Mentre torni in casa, quella canzone la spari a tutto volume in macchina. La canti a squarciagola, sei così contento che ti fermeresti in un prato a urlare talmente forte da farti male. E, quando arrivi, sei contento di te.

Fino a che. Che ti rendi conto che tutta quella voglia di cambiare, in realtà è rimasta lì. Che non è cambiato niente. Che sentivi il cambiamento arrivare, che avevi scelto di farlo: ma quei tuoi pensieri che ti facevano soffrire, anche se accompagnati dal ritmo dei tuoi anni, sono ancora intatti. Che quello che volevi lasciarti alle spalle, non è per niente indietro.

E, mentre la giornata finisce, vai a letto, con la paura di svegliarti e non aver la forza.

Beh, non spaventarti.

Non è vero che non è cambiato nulla. E' cambiato che ora sai quale sia il problema. Sai dove colpire. Non aver paura. Perché il cambiamento, arriva in un giorno che sembra qualsiasi. E, in questi casi è proprio il caso di dirlo, nulla sarà più come prima.

Il punto è che dipende solo da te.

Scegli. Poi vivi.

Etichette: , , , , ,


Chi ha commentato cosa




Get This Widget

Avviso

    Si diffida chiunque ad appropriarsi delle foto e dei testi presenti su questo sito, grazie.

Credits

Francesco Gavatorta

Crea il tuo badge

 Subscribe in a reader



Add to Google Reader or Homepage


Subscribe in NewsGator Online


Add to My AOL


Add to netvibes


Subscribe in Bloglines


Add to Plusmo


Subscribe in podnova


Add to Excite MIX


BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


Page Ranking Tool


Feed XML offerto da BlogItalia.it




Powered by Blogger


make money online blogger templates




© 2006 diario di chi aspira a vivere
| Blogger Templates by GeckoandFly.
No part of the content or the blog may be reproduced without prior written permission.
Learn how to make money online | First Aid and Health Information at Medical Health